LA FAMIGLIA CHE ACCOGLIE

mongolfiera

L’esperienza della famiglia Caldato che ha dato origine alla Comunità Familiare Le Giare.

“Ormai sono quasi 18 anni che la nostra famiglia si è aperta ad una forma di accoglienza: all’affido familiare.Nonostante gli anni ancora oggi molte sono le cose che ci sorprendono, ci fanno crescere, ci addolorano, ci danno speranza, ci fanno ricominciare. All’inizio siamo entrati in questa esperienza cercando di dare senso pieno al nostro essere famiglia. Avevamo tre figlie, un lavoro che permetteva parecchie ore a casa e Elisabetta ero casalinga,  poteva bastare questo per vivere a pieno quei talenti d’amore che avevamo ricevuto? Poteva essere esaurita la missione giunta dal nostro sacramento matrimoniale? Per noi non era così e così abbiamo pensato ad una scelta che diventasse stile di vita, aprendo la nostra casa e il nostro cuore a qualche bimbo la cui famiglia era in difficoltà.

Quante cose abbiamo imparato da questa forma di accoglienza! Tanti sono stati i tesori per noi e le nostre figlie!

Prima fra tutte il termine AFFIDO. Quanta fatica facciamo noi a fidarci di qualcun altro, che non sia noi stessi o nostro marito/moglie! Anche l’amico a volte può risultare non degno di fiducia! Ecco  i bambini che abbiamo accolto e che accogliamo non solo si fidano di chi apre loro la casa ma addirittura si AFFIDANO. Chi ha un minimo di fede capisce il significato dell’affidarsi che va a toccare il profondo dell’essere. E’ l’abbandonarsi a qualcuno che non si conosce o si inizia a conoscere, fidandosi dei sorrisi, abbracci e anche dei NO di persone  non cercate o volute da loro.

L’umanità non sempre rivela poesia, romanticismo, bontà…..c’è anche un umanità povera, limitata, violenta, brutta che ci obbliga, però, ad imparare a  leggere la storia dietro ciascuno con misericordia,  a non giudicare, ad accettare  fallimenti anche quando poi le conseguenze cadono su chi non ha colpa, come questi bimbi. Qui sta il ridimensionare il nostro ruolo: non siamo onnipotenti e i salvatori del mondo! Siamo una semplice famiglia con i propri limiti, difetti, incapacità che vuole donare in semplicità quello che è in grado di essere: una piccola comunità d’amore. Questo ci ha reso un po’ più umili e in grado così di chiedere anche aiuto (ora da sette anni abbiamo educatori professionali, uno psicologo, volontari, che ci sorreggono e completano dove non siamo in grado di arrivare).

Una delle cose che abbiamo imparato è che anche le nostre figlie sono in affido. Grazie a questa esperienza siamo riusciti a sentire con meno possesso il nostro essere genitori “ di pancia”  riconoscendo che il nostro ruolo terminava quando la Vita avrebbe segnato la strada a ciascuna di loro. Seppur non senza sofferenza, così è stato.

Un’altra cosa che ha condizionato tutte le nostre scelte è che l’affido ci ha educato all’ OGGI. La richiesta di accoglienza viene fatta nel momento; nella vita di questi bambini non ci siamo stati prima e probabilmente non ci saremo dopo: ci è chiesto di esserci adesso. La nostra risposta è adesso….questo ci ha aiutato a rivedere un po’ tutte le cose, come ad esempio le relazioni! Anche le relazioni più significative, o che per lungo tempo hanno avuto significato, possono terminare o modificare. Se sono state vissute in pienezza, il solco da loro tracciato non scomparirà ma vivremo ancora per molto la ricchezza di quell’ oggi passato in profondità.

Un’altra cosa è quella di non soccombere sotto i fallimenti e credere nella speranza che anche se sembra tutto sia stato inutile, il granello d’amore seminato, fiorirà. In 18 anni un paio sono state le esperienze che umanamente sono sembrate fallite. Abbiamo imparato che anche l’amore ha un prezzo, a volte molto caro, ma che la domanda giusta non è se è vero o giusto che anche l’amore abbia un prezzo, ma se vogliamo pagarlo!!!! Noi e la nostra famiglia crediamo di si e questo ci da ancora oggi la forza e la motivazione di aprire ancora la porta di casa e soprattutto il mettere ancora il nostro cuore a disposizione.

Un’ultima cosa è quella di imparare ad andare oltre le apparenze. Spesso questi bimbi, proprio per non soffrire ancora, alzano muri o attuano atteggiamenti che sembrano distaccati o provocatori quasi a voler scoraggiare possibili “attacchi” alla loro difesa…

“ il più prezioso diamante del mondo era in origine deturpato da una screpolatura. Avevano deciso di farne una manciata di diamanti industriali, ma un abile intagliatore, con infinita pazienza e molto tempo, trasformò quella screpolatura in una splendida rosa. Quella che oggi tutti ammirano intagliata nel diamante”.

Crediamo che il nostro compito sia, come quell’intagliatore, quello di riuscire a far emergere la bellezza che possiedono anche quei bimbi “speciali”, segnati dalla vita.

                                                                                                          Betti e Maurizio